SE I QUADRI SI POTESSERO SPIEGARE A PAROLE NON SERVIREBBE DIPINGERLI



La prima forma di pittura con cui l’uomo ha deciso di comunicare risale al periodo Paleolitico. Nelle grotte di Lascaux in Francia, come in Spagna ad Altamira, si trovano ancor oggi le prime “opere” (che in realtà erano incisione rupestre poi tinte con materiale naturale) con cui l’uomo abbia mai iniziato a lasciare traccia del proprio vissuto quotidiano.
Da quelle prime forme arcaiche di arte figurativa, il viaggio nella storia della pittura si è intrecciato con la crescita evolutiva dell’uomo, con il suo sviluppo culturale e creativo. Un fiume in piena di idee, emozioni, visioni, che ha attraversato e attraversa ancora oggi l’intero pianeta, traendo linfa dalle più svariate basi culturali, ambientali, religiose e sociali, tipiche di ciascuna area geografica.
In Italia la pittura, forse la più nobile, di certo la più fruibile forma d’arte visiva, ha visto crescere e svilupparsi i maggiori artisti della cultura mondiale. Il pittore, cioè colui che racconta eventi quotidiani o soprannaturali attraverso l’uso di immagini, colui che mette su tavola o tela ciò che sente e prova è una figura che nel corso della storia ha ricoperto vari ruoli.
Se nelle prime forme arcaiche esso era uno stregone capace di influenzare (oltre che rappresentare su pietra) la caccia della tribù primitive, diventa poi dignitario di corte e artigiano, asservito al potere per rappresentarne sfarzo e ricchezza. È solo nel 1400 che diventa figura di cultura, intellettuale di corte e artista per la Chiesa, capace di influenzare attraverso l’uso della parola e della sua arte.
Al giorno d’oggi l’artista è libero di esprimersi secondo le forme e sulle tematiche che più incarnano la propria sensibilità, unendo e miscelando forme e colori, tecniche e spazi come mai prima in passato.








